Congresso Cgil, i cremaschiani denunciano “brogli”

 

—Adriana Pollice, 19.2.2014 “Il Manifesto”

 

Campania. La mozione 2 pubblica un dossier: «Urne che si colmano all’improvviso, iscritti che si moltiplicano». La minoranza: così si impedisce il confronto

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- Il dirigente della Cgil Giorgio Cremaschi

 

Domani si con­clu­de­ranno le assem­blee nei luo­ghi di lavoro per il con­gresso della Cgil, ma in Cam­pa­nia le ope­ra­zioni di voto pro­ce­dono con i nervi tesi. Ieri la seconda mozione «Il sin­da­cato è un’altra cosa», primo fir­ma­ta­rio Gior­gio Cre­ma­schi, ha denun­ciato pre­sunti brogli.

«Lunedì scorso la segre­ta­ria gene­rale è arri­vata all’assemblea della cli­nica Medi­ter­ra­nea – spiega Franco Bruno – C’era più poli­zia che lavo­ra­tori. Ovun­que le assem­blee erano vuote, le urne però sono rima­ste aperte per giorni, i lavo­ra­tori veni­vano “accom­pa­gnati” a votare. Qual­cuno ci fer­mava per chie­dere “ma cosa stiamo andando a fare?”. Ormai la Cgil asso­mi­glia sem­pre di più a Cisl e Uil».

Susanna Camusso nella gior­nata napo­le­tana ha anche tro­vato il tempo di incon­trare Gianni Let­tieri, can­di­dato Pdl alle scorse comu­nali, e patron di Ati­tech. Anche nell’azienda in cui si fa manu­ten­zione degli arei sono state riscon­trate ano­ma­lie: «La discus­sione sulle mozioni ha coin­volto 9 ope­rai poi però abbiamo tro­vato 186 voti nell’urna. Allo Spi di Frat­ta­mag­giore, su 1.400 iscritti, l’ultimo giorno di voto ave­vamo avuto 80 schede depo­si­tate. Poi ci siamo alzati un attimo per andare al bagno o fare una tele­fo­nata e, in quel lasso di tempo, i voti sono lie­vi­tati a 600».

Denun­cia Vin­cenzo Chia­nese: «Nel seg­gio di mio padre allo spo­glio la seconda mozione non ha avuto nes­sun voto, nep­pure quello che aveva appena depo­si­tato lui». I ricorsi, con­ti­nuano, sono inu­tili per­ché la com­mis­sione decide a mag­gio­ranza e senza dover moti­vare l’esito, così ogni ten­ta­tivo di oppu­gnare i risul­tati è vano.

«All’ospedale Car­da­relli c’erano 470 tes­se­rati, la set­ti­mana del con­gresso sono diven­tati 930 circa – rac­conta Maria Pia Zanni – Si avvi­ci­na­vano alla pre­si­denza, con­se­gna­vano il modulo di iscri­zione e riti­ra­vano la scheda. Una pra­tica ille­git­tima per­ché l’iscrizione deve pas­sare dall’amministrazione dell’azienda, ci deve essere la trat­te­nuta sulla busta paga. Ma le com­mis­sioni di con­trollo si limi­tano a rati­fi­care quello che ver­ba­lizza la pre­si­denza. Non solo Cre­ma­schi è stato por­tato via di peso, anche molti di noi. Io stessa sono stata allon­ta­nata dai seggi».

Quello che denun­ciano i rap­pre­sen­tanti della seconda mozione è che è stato siste­ma­ti­ca­mente sabo­tata ogni discus­sione con i lavo­ra­tori: «Alla Del­fino di Acerra, dove c’è un con­tratto di pros­si­mità – spiega ancora Chia­nese – i com­pa­gni della Cgil mi hanno fatto capire che pre­fe­ri­vano non farla l’assemblea, ave­vano paura che sol­le­vassi il fatto che qui gli ope­rai pren­dono meno dei col­le­ghi di Parma».

Dove i rap­pre­sen­tanti della seconda mozione erano pre­senti la par­te­ci­pa­zione al voto è stata di circa il 20% con un con­senso per loro pari al 10. Dove non c’erano a vigi­lare la par­te­ci­pa­zione è salita al 98% degli iscritti con un con­senso bul­garo alla mozione Camusso del 100%. «Mar­tedì un mio col­lega della Ex Ergom ha ten­tato di darsi fuoco davanti all’azienda: sono 6 anni che è in cassa — con­clude Chia­nese — Quando il sin­da­cato ti lascia solo, la rab­bia fini­sce per diven­tare autodistruttiva».